C’è una citazione molto nota nel mondo outdoor, spesso attribuita a Sir Ranulph Fiennes, che recita: “Non esiste il cattivo tempo, esiste solo il cattivo equipaggiamento”. Per quanto possa suonare come un cliché da veterani della montagna, chiunque abbia vissuto l’esperienza reale di un temporale improvviso tra le vette sa che c’è una grande verità in queste parole. La pioggia è un elemento naturale del viaggio; è ciò che rende le foreste così verdi e i ruscelli così vivi. Tuttavia, quando le prime gocce iniziano a picchiettare sullo zaino e l’orizzonte si tinge di un grigio plumbeo, è normale provare un senso di apprensione.
Su Explorex, crediamo che l’avventura non debba fermarsi al primo segnale di maltempo, ma che debba trasformarsi in un’opportunità per testare le proprie capacità e la propria resilienza. Gestire la pioggia durante un trekking non è solo una questione di indossare una giacca impermeabile; è una danza fatta di prevenzione, decisioni rapide e manutenzione costante del proprio microclima. In questa guida completa, esploreremo come trasformare una giornata umida in un capitolo memorabile del tuo viaggio, senza compromettere la sicurezza e il divertimento.
La preparazione strategica: battere la pioggia sul tempo
La gestione della pioggia inizia molto prima di mettere piede sul sentiero. Un viaggiatore consapevole sa che il meteo in montagna è volubile e che la domanda non è “se” pioverà, ma “cosa farò quando succederà”. La pianificazione è il tuo primo guscio protettivo. Consultare i bollettini meteo locali è fondamentale, ma non basta: bisogna imparare a leggere la morfologia del territorio e capire dove potrebbero crearsi situazioni di pericolo in caso di precipitazioni intense, come i greti dei fiumi o i canaloni soggetti a scariche di sassi.
Oltre allo studio del percorso, la strategia riguarda l’organizzazione interna dello zaino. Uno degli errori più comuni è affidarsi esclusivamente al coprizaino esterno. Sotto una pioggia battente e con il vento forte, l’acqua finisce comunque per infiltrarsi tra lo schienale e lo zaino. La soluzione definitiva adottata dai professionisti dell’outdoor è l’uso di liner interni impermeabili o di sacche stagne per dividere l’attrezzatura. Tenere il sacco a pelo e il set di vestiti asciutti dentro una sacca ermetica garantisce che, a fine giornata, avrai sempre un porto sicuro dove riscaldarti, indipendentemente da quanto fuori sia stato bagnato.
L’equipaggiamento tecnico: la tua armatura contro gli elementi
Quando la pioggia diventa una realtà costante, l’abbigliamento cessa di essere una questione di estetica e diventa pura tecnologia. Il segreto per non trasformare il trekking in una maratona di brividi è la gestione della traspirabilità. Se ti copri troppo, suderai e sarai bagnato dall’interno; se ti copri poco, la pioggia ti bagnerà dall’esterno.
Il Guscio (Hard Shell) e la gestione dei tessuti
Il pezzo forte è ovviamente la giacca impermeabile. Un guscio in Gore-Tex o membrane similari è essenziale perché permette al vapore acqueo del sudore di uscire, impedendo alle gocce di pioggia di entrare. Tuttavia, ricordati di regolare la ventilazione: usa le cerniere ascellari non appena senti salire la temperatura corporea. Un consiglio da esperti di Explorex? Non dimenticare i pantaloni impermeabili. Molti escursionisti proteggono solo il busto, ma le gambe bagnate disperdono calore velocemente e i pantaloni inzuppati diventano pesanti, rendendo il cammino inutilmente faticoso.
Proteggere le estremità: piedi e mani
I piedi sono il tuo motore e mantenerli asciutti è una sfida titanica. Se usi scarponi in pelle con membrana, assicurati che siano stati trattati con prodotti idrorepellenti prima della partenza. L’uso delle ghette è spesso sottovalutato: impediscono all’acqua che scorre lungo i pantaloni o che si trova nell’erba alta di entrare dall’alto dello scarpone, una delle cause principali dei piedi bagnati. Per le mani, dei guanti leggeri in pile protetti da un sovra-guanto impermeabile possono prevenire l’intorpidimento che renderebbe difficile persino aprire una cerniera o impugnare i bastoncini.
Sicurezza sul sentiero: come cambiano i rischi con il fango
Camminare sotto la pioggia altera profondamente le condizioni del terreno. Ciò che prima era una comoda mulattiera può diventare una lastra di fango scivolosa; le pietre che sembravano stabili diventano insidie ricoperte di muschio o di una sottile pellicola d’acqua che azzera il grip delle suole. La sicurezza durante un trekking piovoso richiede un cambio di passo e una maggiore attenzione.
La stabilità e l’uso dei bastoncini
In queste condizioni, i bastoncini da trekking passano da accessorio opzionale a strumento di sicurezza indispensabile. Ti forniscono due punti d’appoggio extra, fondamentali quando il terreno cede sotto i piedi o quando devi attraversare un ruscello che, a causa della pioggia, ha aumentato la sua portata. Riduci la lunghezza del passo e cerca di appoggiare il piede in modo piatto, massimizzando la superficie di contatto della suola con il terreno.
Valutare il pericolo fulmini e la visibilità
Se la pioggia è accompagnata da temporali, la priorità assoluta diventa la protezione dai fulmini. Allontanati immediatamente dalle creste, dalle vette e dagli alberi isolati. Cerca rifugio in una zona depressa del terreno, ma evita i letti dei torrenti che potrebbero essere soggetti a piene improvvise (flash floods). Inoltre, tieni presente che la pioggia spesso porta con sé nebbia o nuvole basse che riducono drasticamente la visibilità. Se perdi il sentiero e la visibilità è scarsa, è spesso più saggio fermarsi e cercare riparo piuttosto che vagare rischiando di finire in zone impervie.
Psicologia del cammino: trovare il bello nel grigio
C’è un aspetto del trekking sotto la pioggia che non si trova nei manuali tecnici: la tenuta mentale. È facile essere entusiasti con il sole, ma mantenere il morale alto quando l’acqua ti cola sul viso richiede una certa maturità escursionistica. La pioggia trasforma il paesaggio, lo rende più intimo, quasi ancestrale. I colori dei boschi si saturano, i profumi della terra si sprigionano con un’intensità incredibile e la fauna selvatica spesso si mostra con meno timore.
Accetta il fatto che ti bagnerai un po’. Una volta superata la resistenza psicologica all’umidità, inizierai a notare dettagli che col sole ti sarebbero sfuggiti. Fermati a osservare come le foglie respingono l’acqua o come le nuvole si incastrano tra le gole delle montagne. Il segreto è mantenere un atteggiamento positivo e concentrarsi sulla ricompensa finale: la sensazione incomparabile di calore e soddisfazione che proverai una volta arrivato al rifugio o alla tenda, sorseggiando qualcosa di caldo mentre ascolti la pioggia che batte fuori.
Manutenzione post-trekking: prendersi cura dell’attrezzatura
L’avventura non finisce quando smetti di camminare. Se vuoi che la tua attrezzatura duri nel tempo e continui a proteggerti, la cura post-pioggia è vitale. Una volta rientrato, la prima regola è: mai lasciare l’attrezzatura bagnata chiusa nello zaino o nella sacca. Questo è il modo più veloce per distruggere le membrane e far proliferare muffe.
Asciuga la giacca e i pantaloni a temperatura ambiente, lontano da fonti di calore eccessivo come radiatori che potrebbero danneggiare i nastri termosaldati delle cuciture. Per gli scarponi, usa il vecchio trucco della carta di giornale appallottolata all’interno: assorbe l’umidità senza seccare eccessivamente la pelle o i materiali sintetici. Solo quando tutto sarà perfettamente asciutto potrai riporlo per la prossima esplorazione. Ricorda che la pioggia è solo un altro modo in cui la natura ci invita a giocare; con la giusta consapevolezza, non sarà mai un motivo per restare a casa.
Affrontare il maltempo è parte integrante del bagaglio di ogni vero viaggiatore. La pioggia ci insegna l’umiltà, la pazienza e l’importanza di una buona preparazione. Qual è stata la tua avventura più “umida” e come l’hai superata?











