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Minimal trekking: vivere la natura portando solo l’essenziale

C’è una sensazione di libertà quasi indescrivibile che si prova quando si chiude la porta di casa, ci si mette lo zaino in spalla e si realizza che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere e godere della bellezza del mondo è contenuto in pochi litri di volume e una manciata di chili. Il minimal trekking non è solo una tecnica di escursionismo o un modo per faticare meno in salita; è una vera e propria filosofia di viaggio che ci invita a riconsiderare il nostro rapporto con gli oggetti, con la fatica e, in ultima analisi, con la natura stessa.

Troppo spesso, spinti dalla paura dell’imprevisto o dal desiderio di avere ogni comfort anche nel cuore di un bosco, finiamo per sovraccaricare le nostre spalle con attrezzatura superflua, gadget tecnologici pesanti e scorte di cibo eccessive. Il risultato? Un’attenzione costante al dolore fisico, alle cinghie che stringono e all’equilibrio precario, che finisce per distoglierci da quello che è il vero obiettivo di ogni avventura: l’immersione totale nell’ambiente circostante. Abbracciare il minimalismo significa spogliarsi del superfluo per riscoprire l’essenziale, rendendo il cammino più fluido e la mente più leggera.

In questa guida esploreremo come approcciarsi al mondo del trekking minimale, analizzando come scegliere l’attrezzatura fondamentale e quali strategie adottare per ridurre il peso senza mai scendere a compromessi con la sicurezza.

La filosofia del “Less is More” applicata al cammino

Il minimal trekking affonda le sue radici nel movimento del Lightweight Backpacking, una disciplina che ha rivoluzionato il modo di percorrere i grandi cammini americani ed europei. Il principio cardine è semplice: ogni grammo che porti con te richiede energia per essere spostato e grava sulle tue articolazioni. Riducendo il peso totale del carico (il cosiddetto base weight, ovvero il peso dello zaino escludendo acqua, cibo e combustibile), si aumenta la distanza che si può percorrere, si riduce il rischio di infortuni e, soprattutto, si aumenta il piacere della scoperta.

Tuttavia, essere un minimalista non significa partire allo sbaraglio o soffrire il freddo. Al contrario, richiede una conoscenza molto più approfondita della propria attrezzatura e dell’ambiente. Un trekker minimale non porta meno per “mancanza”, ma porta meglio per “scelta”. Ogni oggetto presente nello zaino deve essere polifunzionale, leggero e di alta qualità. In questo approccio, l’esperienza e la competenza sostituiscono l’oggetto fisico: invece di portare un gadget per ogni possibile evenienza, si impara a usare ciò che si ha e a leggere il territorio per adattarsi alle situazioni.

Come ridurre il peso dello zaino: i “Grandi Tre”

Per chi vuole iniziare a praticare il minimal trekking, il punto di partenza è l’analisi dei cosiddetti “Grandi Tre” (The Big Three). Questi sono gli elementi che solitamente incidono per oltre il 50% del peso totale del carico: il sistema di riparo (tenda o bivy), il sistema di riposo (sacco a pelo e materassino) e lo zaino stesso.

Riparo e riposo: leggerezza senza rinunce

Il sistema di riparo è l’area dove si possono ottenere i risparmi di peso più significativi. Mentre una tenda tradizionale per due persone può pesare facilmente 2,5 o 3 kg, le opzioni minimali come i tarp (teli impermeabili ultra-minimalisti) o le tende monotelo in materiali tecnici possono scendere sotto il chilogrammo. Per il riposo, l’uso di materiali come la piuma d’alta qualità per il sacco a pelo e materassini gonfiabili ultraleggeri permette di avere un isolamento termico eccellente occupando il volume di una borraccia. Il segreto è investire in materiali d’avanguardia che offrono alte prestazioni termiche a fronte di una densità ridotta.

Lo zaino: l’ultimo acquisto, non il primo

Un errore comune è comprare uno zaino enorme e poi cercare di riempirlo. Nel minimal trekking, lo zaino è l’ultimo elemento da acquistare. Una volta ridotta l’attrezzatura interna, non avrai più bisogno di pesanti zaini da 70 litri con schienali rigidi in alluminio. Uno zaino minimale, spesso privo di telaio o con struttura semplificata, può pesare meno di 800 grammi. Ricorda: uno zaino leggero ti costringe a essere onesto con te stesso su cosa sia davvero necessario portare.

L’arte della polifunzionalità e l’attrezzatura essenziale

Una delle chiavi del successo nel trekking minimale è la scelta di oggetti che possano svolgere più di una funzione. Questo concetto permette di eliminare duplicati e ridurre drasticamente il numero di articoli presenti nella lista dei materiali. Un esempio classico è l’uso dei bastoncini da trekking non solo per camminare, ma anche come struttura portante per la tenda o il tarp. Allo stesso modo, una tazza in titanio può fungere da pentolino per cucinare, piatto per mangiare e contenitore per la colazione.

Abbigliamento: il sistema a strati estremo

Invece di portare ricambi per ogni giorno, il minimalista punta su capi tecnici ad alte prestazioni. Pochi strati, ma studiati per lavorare insieme: un intimo in lana merino (che non trattiene gli odori e può essere usato per più giorni), un mid-layer isolante e un guscio impermeabile leggerissimo. Questo setup permette di affrontare climi diversi senza dover trasportare un intero armadio. L’obiettivo è avere indosso o nello zaino solo ciò che effettivamente serve a proteggersi, eliminando il “non si sa mai”.

Alimentazione e idratazione intelligente

Anche il cibo e l’acqua vanno gestiti con occhio critico. Invece di trasportare litri d’acqua (che pesa 1 kg per litro), un trekker minimale studia le fonti lungo il percorso e porta con sé un sistema di filtraggio leggero e immediato. Per il cibo, si prediligono alimenti ad alta densità calorica e basso contenuto d’acqua (come frutta secca, cous cous o pasti disidratati), ottimizzando il rapporto tra energia fornita e peso trasportato.

Sicurezza e consapevolezza nell’approccio minimale

È fondamentale sottolineare che minimalismo non deve mai significare imprudenza. Al contrario, meno attrezzatura porti, più deve essere solida la tua preparazione. La sicurezza nel minimal trekking risiede nella conoscenza: saper leggere il meteo, conoscere perfettamente l’uso della bussola e della mappa, saper prestare primo soccorso e conoscere i limiti del proprio corpo e dei propri materiali.

L’attrezzatura di emergenza (un piccolo kit di primo soccorso, un fischietto, una coperta isotermica e un sistema di comunicazione) non è mai considerata superflua e deve sempre far parte del carico, indipendentemente da quanto si voglia essere “leggeri”. Il vero minimalista è colui che sa esattamente di cosa ha bisogno per restare al sicuro e non rinuncia mai a quella piccola ma vitale polizza assicurativa che è il kit di emergenza.

Abbracciare il minimal trekking è un percorso di consapevolezza. Inizia con piccoli passi: prova a togliere un paio di oggetti non utilizzati dal tuo prossimo trekking giornaliero e osserva come cambia la tua percezione del sentiero. Scoprirai che, quando le spalle smettono di dolere e lo zaino diventa un’estensione naturale del corpo, la connessione con la terra sotto i piedi e il cielo sopra la testa diventa improvvisamente molto più vivida, autentica e potente.

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